Il refitting

Ich Bin’s  non respirava il profumo del mare già da un po’ essendo stata relegata su un fiumiciattolo friulano e li abbandonata. Tutto si presentava in disordine e solo i miei occhi innamorati vedevano oltre lo sporco, la polvere ed una tonnellata di cimici rinsecchite accatastate dappertutto. E fu proprio dalle cimici che cominciai.

La coperta fu sgombrata, lavata e rilavata usando ogni tipo di prodotto in commercio sino a che divenne accettabilmente pulita. Nel frattempo decisi di rifare il pozzetto decisamente spartano con delle panche in legno oramai distrutte utilizzando un legno marino per definizione: il teak. Costo: un botto, qualità del lavoro: uno schifo. Ancora oggi riincollo le tavole del teak che a rotazione si scollano e si imbarcano maledicendo di cuore quell’artigiano di cui non faccio il nome per pietas ma che il mercato a quanto mi è dato sapere sta penalizzando,  spero a tal punto da costringerlo a cambiare mestiere. Già che ci sono sostituisco tutte le manovre correnti e rivedo l’integrità di quelle fisse. Ok ma adesso necessita di revisione il cuoricino pulsante (un Volvo 2002R linea d’asse) di Ich Bin’s e qui compare alla ribalta il Vittorino detto Vito, motorista di nascita, tutto fare d’adozione,  divenuto nel tempo grande amico mio e della mia amata tanto da passare più tempo sulla barca in mia compagnia che con la Paola che un po’ si lamenta…. Dunque bisognava cambiare questo poi quell’altro, l’olio,i filtri i raccordi e chi più ne ha più ne metta e finalmente giunse il momento fatidico: l’accensione. Quindi collegata una manichetta d’acqua dolce al motore mi accingevo a girare la chiavetta d’accensione non senza apprensione; primo giro di chiave e… poti poti poti il bicilindrico gira come un orologio. Da allore il cuore di Ich Bin’s si chiama poti poti e batte impavido e spavaldo anche nelle condizioni più dure!

Come ogni comandante che si rispetti ho messo al lavoro tutti i miei sottoposti compresi Sivano e Marcella i “suoceri”. A Marcella ho commissionato il rifacimento della cuscineria e devo dire che se l’è cavata benissimo nonostante non fosse il suo mestiere sbuffando e bofonchiando ma alla fine confezionando delle belle fodere bianco panna che stanno benissimo, ed a Silvano, falegname per hobby la riverniciatura delle parti in legno esterne ed interne che se non avessi sbagliato il tipo di vernice (ad acqua) sarebbe venuta bene. Invece appiccicava quando faceva caldo ed era  sgradevolissima al tatto, ma tant’è l’ho rifatta l’anno successivo.

Grattare la carena è uno di quei lavori divertenti che uno non vorrebbe mai dover fare anche perchè dopo una giornata di lavoro ci si ritrova puffi fuori ed ho paura puffi dentro nonostante la mascherina. Grattando, sudando e smoccolando in poco tempo vado di antivegetativa e naturalmente gran parte di questa finisce sui vestiti che alla fine saranno cestinati con buona pace di Anna che non deve ripulirli. Devo essere apparso alquanto penoso alla vista perchè  Ale si offre di dipingere la fascia di bellezza e dopo aver incerottato per benino i bordi si lancia nell’opera dipintoria riducendosi pressapoco come me; bella coppia che siamo, ma alla fine il lavoro è accettabile.

Nonostante queste fantozziane memorie venne il giorno  del varo. Ich Bin’s risorge e spenzolante torna ad assaggiare l’acqua e si pavoneggia ondeggiando lievemente. Beh almeno non è affondata subito penso, mentre poti poti pulsa e innesto la marcia avanti; ma, disastro, la barca va in retro e per poco non si stampa sulla banchina! I vecchi proprietari bontà loro avevano invertito i comandi della monoleva cosicchè in avanti voleva dire indietro e viceversa! Finalmente all’ormeggio e senza danni mi rilasso e torno a casa in velocità che il lavoro, dannato chi lo ha inventato ed ancor più dannato quello che ha detto che nobilita, mi aspetta. Tornerò con Ale per il trasferimento nella nuova casa di Ich Bin’s.

Il primo maggio 2011 festa dei lavoratori è il giorno della discesa al mare. Arrivato con Ale non proprio di buon mattino ( a noi piace dormire)  armiamo in fretta e furia la barca e via lungo il fiume! Tutto procede tranquillamente nonostante tutti i miei sensi siano all’erta alla ricerca di strani rumori o vibrazioni nonostante vada su e giù per cercare vie d’acqua che non ci sono e controlli mille volte la tenuta delle prese a mare! Finalmente si comincia a respirare il profumo del mare e d’improvviso, dopo un’ansa del fiume eccolo davanti a noi; Ich come un cane da caccia sembra puntarlo decisamente mentre dei fremiti la percorrono… per forza penso io, ci saranno venti nodi di maestrale! La prova del fuoco più per me che per il Bostrom, che se la ride del mare e del vento, e con una stabilità che non le riconoscevo fila a 6 nodi sbandatella, nel silenzio perchè abbiamo fatto tacere poti poti.

Il resto è inutile che lo racconti perchè chi va a vela conosce bene quello stato di esaltazione e di libertà che la barca fa provare a chiunque si trovi con essa; le condizioni meteorologiche poi aumentano l’adrenalina rendendo il tutto ancora più piacevole se vi piace la scarica che l’adrenalina sa dare.

E’ ormai quasi buio quando Ich Bin’s ed il fido poti poti attraccano e prendono posto nella loro nuova casa.

Sbarco rincuorato e contento. Ma ora mi attendono nuove e più perigliose avventure: insegnare ad Anna il lessico marinaro, le basi della vela, ma mi sa che sarà difficile convincerla che una barca non parcheggia che quei fili non sono file ma scotte e che la prua è altra cosa dalla poppa, ma questo è un altro capitolo!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...