L’allenamento

Anna è entusiasta del nuovo acquisto ma come avevo previsto, è difficile farle comprendere che le barche sono composte di strani componenti con stranissimi nomi e tende ad omologare il tutto usando pochi e poco azzeccati termini: cazza la randa…non dire parolacce che non è il caso, si dice tira.. lasca la scotta….si dice molla il filo dai… questo si chiama paterazzo…. cosa? il patarazzo? Non proseguo oltre tanto avete già compreso… Quante volte sulle barche c’è quell’orribile vezzo di urlare, sbraitare, offendere il prossimo che non esegue alla lettera gli ordini, peraltro modo di fare che ho visto soprattutto negli italiani, che magari miti persone nella vita montando in barca indossano il berretto da comandante e cominciano lo show! Beh io non sono così e non sarò così e quindi con tutto l’aplomb inglese che mi è insito, ho deciso di non urlare di non insultare, anzi tutti gli ordini saranno dati a bassa voce, anticipando gli accadimenti e soprattutto l’atterraggio e la partenza devono avvenire nel più assoluto silenzio e vestiti dignitosamente anche se ci sono 40 gradi. Niente torsi nudi e sudati, niente pance improponibili  a vista.. gentleman si nasce!

Anna non sarà portata per la terminologia ma da buona atleta quale è stata ed ancora è apprende molto presto tutto quello che è fisicità e rapidamente diventa una sicurezza negli ormeggi e nelle manovre in navigazione, e poi da incosciente non ha paura di nulla e mi prende in giro quando esprimo preoccupazione sulle condizioni meteo, sulla tela da tenere,  e sulle mille cose che uno cerca di prevedere in navigazione. 

Le uscite in mare si susseguono, l’allenamento continua, e la prima crociera in Croazia si avvicina a passi svelti anche se io non mi sento ancora pronto, ma con il senno di poi posso dire che per carattere non mi sento mai pronto anche quando realmente lo sono. Sono abituato ad essere freddo ed analitico anche nelle situazioni più dure aiutato in ciò dal  mestiere che faccio (il chirurgo) ove le situazioni dure sono all’ordine del giorno e come dico sempre ai miei colleghi più giovani “se perdiamo la testa noi che fine fa il paziente?”, ma in barca c’è una variante in più: se perdiamo la testa noi che fine fa la barca ma soprattutto che fine facciamo noi?

Il mare va rispettato e temuto perché come dice un amico : pochi possono dare del tu al mare e quei pochi non lo danno! 

E quindi dopo studi delle carte nautiche, nottate passate a leggere i post dei miei amici del forum Amici della Vela, lettura dei portolani e quant’altro giunge il giorno della agognata partenza. Ich Bin’s freme e io ed Anna con lei. Dopo aver imbarcato ogni ben di Dio come se dovessimo fare l’Atlantico ci accingiamo a mollare gli ormeggi. Si parte, ma questo è un’altro capitolo!

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2 thoughts on “L’allenamento

  1. E’ un piacere sapere che esistono persone come te: fredde e analitiche anche nelle situazioni più dure… un giovane collega che spera di seguire le tue orme

    • Grazie per i complimenti, non so se li merito. Quello che ti posso dire e’ non aver paura delle tue decisioni e non passare la carriera a difenderti come fanno molti colleghi. E poi se già non lo sei appassionati alla vela che è un ottima palestra anche per la nostra professione. Ciao

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