Giorno 7 – 8 – 9 – 10 ovvero i giorni dell’ira

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Questi 4 giorni rimarranno come i giorni dell’ira e come dicono i croati della Katastrofa!

All’indomani si parte per Cavtat per l’espletamento delle procedure di uscita dalla Croazia. Sono dieci miglia di smotorata senza vento; attivati nella bella baia di Cavtat mi accorgo che il molo dogana è strapieno di imbarcazioni dai 20 metri in su, megamotoscafi con marinai e sguatteri come formiche che corrono su e giu’. Non c’e’ posto e quindi comincio a girare in tondo  come uno squalo in cerca di preda. Passano 15 minuti è finalmente uno dei bestioni ormeggiati decide pigramente di lasciare gli ormeggi. Mi ci infilo subito e in fretta mi reco a comunicare l’uscita con i soliti giri che chi va per mare conosce: capitaneria, polizia, poi barca perchè ho dimenticato i documenti di Anna , di nuovo polizia e finalmente la libertà. Metto in moto poti poti, innesto la retromarcia faccio 2 metri e la barca non risponde più ai comandi: disastro dei disastri il vento mi spinge direttamente addosso ad un mega motoscafo che se lo striscio non basterà tutta la vita a lavare piatti a bordo. Per fortuna la moltitudine dei marinai della bestia accorre alle mie urla di engine broken e salvano se stessi e me impedendo la collisione e riportandomi in banchina. Non è possibile penso proprio poti poti non mi può abbandonare adesso, ma lo sferragliare sotto di me non sembra significare nulla di buono. Torno in capitaneria e racconto il fatto ed il comandante mi dice di non preoccuparmi se il motore è rotto non si può chiaramente ripartire. Vengo trainato ad un gavitello e li resto con Ich Bin’s ferita ed incapace di muoversi. Chiamo un meccanico di cui mi era stato dato il numero e naturalmente (siamo alle ore 13) mi dice che verrà all’indomani mattina. Comincia un’attesa infinita condita da una serie di improperi irripetibili e fumo di sigaretta a manetta. L’indomani con tutta calma a mezzogiorno si presenta il meccanico, smonta il riduttore e emette la sentenza: Alberino del riduttore distrutto, flangia del volano idem, morale non si trovano questi pezzi in Croazia la barca non si muoverà più da qui per almeno 40 giorni! Immaginate come potevamo sentirci: tutti i progetti al vento, ostaggi dei ricambi che da questa parte di adriatico latitano. Decido di farmi trainare di nuovo a Dubrovnik dove ha il workshop ,cosi dice lui. il mio meccanico. al modico costo di 500 euro e una quantità di moccoli. Arriviamo alle cinque del pomeriggio ad ormeggiarci alla banchina di un cantiere che definire disastroso sarebbe un eufemismo , per di più con delle toilette che non ci lasceresti nemmeno il tuo peggior nemico a far la pipi’. Si prospetta l’abbandono della barca sino a settembre al costo secondo loro bassissimo di 500 euro. Guardo Ich Bin’s con dolore perchè dondola indifesa senza più il curicino pulsante. Passa un altro giorno in cui le novità sono date da un vecchietto locale che si innamora di Anna e le porta fiori ad ogni ora e a me per imbonirmi pesce che cuciniamo sulla squallida banchina. Veniamo invitati a casa di Marketto cosi’ si chiama e trattati come principini, riempiti di fiori e pomodoro cetrioli e quant’altro. In cambio offriamo una bottiglia di vino che Marketto dichiara che berrà a Natale. Nel frattempo mi arrovello sinchè non decido di telefonare a Vittorino amico ed esperto di meccanica e gli chiedo di trovarmi i pezzi da sostituire in Italia. Passano due ore ed i pezzi si trovano; a quel punto in ginocchio scongiuro Vittorino di portarli a Dubrownik sono solo 800 km cosa sarà mai… Il mitico Vito verrà domani in nome dell’amicizia. Gli farò un monumento in piazza al ritorno!

L’indomani sera Vittorino è in barca con la mercanzia! Cena e dormita dopo aver minacciato il meccanico che se non si presenta l’indomani alle otto per rimontare il tutto perderà seduta stante gli zebedei. Finalmente una notte senza incubi; in mattinata il meccanico viene, rimonta , proviamo in mare, funziona di nuovo tutto, Ich Bin’s ritorna in linea, poti poti garrisce nuovamente. Chiedo il conto mi viene risposto 600 euro. Trasecolo perche avrà lavorato si e no 4 ore e i pezzi li ho portati io. Ma siamo ostaggi e non posso fare altro che pagare ed andarmene in fretta. Saluto il mio salvatore Vittorino, molliamo gli ormeggi e via dall’incubo Croazia a mai più rivederci, auf wiedersen, adios, never see you e chi più ne ha piu’ ne metta. Ora il problema è il tempo, non ne abbiamo più se non per arrivare a Corfu in fretta e furia sperando che nulla più ostacoli i nostri piani. Prua dritto per dritto verso Erikoussa, giu’ la bandiera di scortesia seppellita in un gavone. Quando torneremo se torneremo risaliremo per la costa italiana.  

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