Levkas

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Un mare turchese tendente al viola ci accompagna per tutta la traversata sino a Levkas, il nostro amico maestrale ci spinge sino all’entrata del canale poi si fa indiscreto e così giù le vele. L’entrata del canale di Levkas è veramente un bagno di adrenalina purissima con le sue secche caraibiche a cui bisogna passare a non più di 2 metri per non finire in secca sulle boe che ne delimitano il lato esterno. Per di più bisogna arrivare allo scadere dell’ora perché solo in quel momento si apre il ponte girevole attraverso il quale si accede al marina o al rimanente canale che porta al mare interno con le sue splendide isole; è tutto il giorno che controllo l’ora di arrivo sul GPS per essere puntuale all’appuntamento con il ponte ed è tutto il giorno che accelero e rallento… Ci presentiamo all’imbocco del canale alle 15 precise e subito si sente la sirena che annuncia l’apertura. Mi congratulo con me stesso per la precisione mentre passo a sfioro la lingua di sabbia all’entrata, Una fila indiana di barche si incanala lentamente sotto un cielo rosato dipinto da Zeus ad acquerello e noi siamo gli ultimi a passare mentre il ponte si sta già richiudendo alle nostre spalle. Ci infiliamo in uno stretto canale che ci mostra un paesaggio paradossale: a destra macchine che sfrecciano su una strada parallela ed a sinistra una lunga massicciata oltre la quale si estende una laguna enorme con acqua non più alta di cinquanta centimetri. L’entrata del marina si apre sulla destra e con  una chiamata via VHF preannunciamo l’atterraggio. Solerte il marinaio ci indica il pontile e ci aiuta nell’approdo. Come ogni volta che si atterra mi prende una sensazione di appagamento e rilassatezza che però non mi impedisce di prendermi cura di Ich che viene lavata accuratamente e rimirata con occhi critici, o forse solo da innamorato, dalla banchina.

E  chi legge assiduamente  potrà immaginare  il passo successivo:  doccia,  birretta gelata ed esplorazione della cittadina. Levkas si dimostra subito un bel posticino con molti locali e negozietti ed io mi fiondo subito a bere un caffè freddo con utilizzo di wifi: ricordate il decesso dell’iphone e l’astinenza da rete? Cenetta romantica in un ristorantino con i tavoli lambiti dall’acqua, un po’ di TV in greco che aiuta a digerire sia il cibo che la lingua e poi nanna.

All’indomani gita a Karia paesetto inerpicato per la montagna conosciuto per i suoi tappeti; abbiamo infatti deciso di fare un regalo ad Ich Bin’s dotandola di un paio di tappeti, l’uno per il bagno e l’altro per la dinette. Prendiamo l’autobus e quasi subito l’autista si accende una sigaretta mentre guida: la cosa non mi sfugge e subito dico ad Anna ” vedi, questo si che è un paese civile e democratico,  si può fumare anche in autobus”, conoscendo la ben nota avversità di Anna verso il fumo ed i fumatori me compreso… Nessun commento mentre me la rido di gusto e amo sempre di più questo paese!

Missione tappeti compiuta! Acquistiamo ad un prezzo irrisorio i due tappeti preventivati non senza aver visitato questo paesino minuscolo ma carino che quasi vorresti abitarci e corriamo a metterli al loro posto. Stanno benissimo e donano una nota di colore ad Ich che ringrazia. Seconda cenetta a base di ghiros e all’indomani partenza per il mare interno (lascio al vostro interesse guardare google earth per capire dove e come è fatto), ma l’imprevisto è sempre in agguato come potrete leggere nel prossimo capitolo…. Kali nicta

 

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