Vliko e Itaca

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Partenza da Levkas e sosta al distributore. Carburante , acqua e via…. Ma quale via! innesto la marcia, il motore non sale di giri la barca resta li dov’e’. Nooo, ancora e cosa?. Meccanico, diagnosi, rottura monoleva, 400 euro, 3 ore perse,  e finalmente via… Percorriamo il canale che ci porterà nel mare interno, non troppo ben segnalato, e finalmente siamo fuori. C’e’ un bel maestralino e Ich si ingarella con altre barche più avanti e se le fuma; brava la mia Ich nonostante il timoniere. Sono pieno d’orgoglio ma la corsa finisce presto: entriamo nella baia di Vliko, una profonda insenatura ben protetta e atterriamo proprio in fondo alla baia su un moletto pubblico. Il nostro vicino, un inglese in compagnia di due cani ci saluta e subito ci racconta la sua vita a bordo della sua bella barca ove vive da due anni; è come sfondare una porta aperta parlare di vivere in barca proprio a me che ho questo sogno! Mi viene in mente quella che fanfaronava : “hey ragazzi non siate troppo choosy” e che ci ha sistemato per le feste tutti (probabilmente tranne se stessa e i suoi famigli)!. La sera a Vliko è tiepida e calma e dormiamo di gran gusto senza un movimento.

Mattina, si salpa! Usciti dalla baia non sappiamo ancora dove andremo. Davanti a noi la famosa isola di Skorpios di Onassis-iana memoria, stupenda e verdissima incastonata in un mare turchese. Svolta a destra e a un po’ di miglia sulla prua due isole : Cefalonia e Itaca, separate da uno stretto canale. Io vorrei andare a Cefalonia attratto molto materialisticamente dalle gozzoviglie di Fiskardo, Anna più eterea a Itaca. La spunta facilmente Anna anche perchè Itaca per me ha un fascino lontano sin dai tempi dell’Odissea ed il fatto di arrivarci per mare come un moderno Odisseo mi intriga. Prua a sinistra e rotta per Vathy. Entrando nella baia ricordo i versi di ….vi costringero’ a trovarli e percio’ non vi dico l’autore ma e’ facile:

…ed il diverso esiglio

per cui bello di fama e di sventura

bacio’ la sua petrosa Itaca Ulisse….

e con il cuore bacio Itaca riempiendomi gli occhi del suo mare e della splendida costa, e mentre nascondo una lacrimuccia di commozione sotto la visiera del cappello, (anche i duri possono commuoversi soprattutto se duri duri non sono) un branco di delfini ci viene incontro e comincia a giocare con Ich. Fermo l’elica perchè il solo pensiero di poter far del male a quelle splendide creature mi fa accapponare la pelle e trattengo a forza Anna che si vuole tuffare tra i delfini. Passiamo mezz’ora a fotografarli e filmarli e poi lemme lemme  ci avviamo all’atterraggio sulla banchina di Vathy. Non appena in prossimità vedo sulla banchina due greci che mi fanno ampi cenni ; mi aiuteranno nella manovra di attracco come al solito senza nulla chiedere ma solo per il piacere di aiutare. Meditiamo noi italiani che abbiamo perso questi usi in cambio di maleducazione e spocchia!

Ich Bin’s è sistemata ed io corro tramortito dal caldo a bere l’ormai famoso ed agognato caffè freddo!

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