Itaca II parte

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La permanenza a Itaca è stata a dir poco entusiasmante! L’isola è una fucina di ricordi immersi nel languido clima e nella lussureggiante macchia mediterranea profumatissima all’alba ed al tramonto. Qui si torna ragazzi e si beve alla fonte dell’antica saggezza culla della nostra ormai decadente civiltà. Un motorino a noleggio è tutto quel che serve per riappropriarsi del passato e godere del presente! E così ci inerpichiamo per le impervie stradine e ci tuffiamo giù per discese ripidissime (si potrà dire di una discesa?) confidando nella forza di gravità per non finire direttamente in mare… Tra una spiaggia e l’altra visitiamo quel che resta dell’antico palazzo di Odisseo con i suoi olivi secolari, l’antica fonte di Arethusa, la spiagge delle ninfe e quella di Penelope che pur tessendo di giorno e disfacendo di notte  trovava il tempo di fare un bagnetto, e poi lo stupefacente Monastero di Kataron a 800 metri sul livello del mare ove capisci finalmente cosa vuol dire catarsi, con lo sguardo perso sulle forme morbide dell’isola vista da lassù e l’orizzonte limpido e blu cobalto contornato da qualche rosea nuvoletta. Non riesco nemmeno lontanamente a esprimere i sentimenti e le sensazioni che ci passano in mente veloci come nuvole spinte dalla tempesta, si perchè di tempesta si parla, una omerica procella che scuote l’anima ed il corpo e ti fa sentire come in un frullatore dal quale alla fine  sputato resti piacevolmente tramortito come Mowgli tra le spire di Kaa. E vorresti che il tempo si fermasse, così com’è, vorresti dimenticare che tra qualche giorno, di ritorno alla cosiddetta normalità sarai di nuovo azzannato dai lupi e tu lupo tra i lupi sarai costretto ad azzannare a tua volta per non perire! La faccio breve ma debbo confessare che la mia mente ancor oggi che sono qui davanti alla tastiera cerca ogni spiraglio per liberarsi dalle catene di questa vita venduta per poter correre libera nel vento riappropriandosi del respiro profondo della natura e dei suoi equilibri millenari scevra di tutte le sovrastrutture il più delle volte inutili e dannose che le abbiamo costruito intorno.

Dopo il girovagare giornaliero eccoci seduti a tavola con Ghiorghios il proprietario del ristorantino sul mare a cui abbiamo affidato già dalla sera precedente  la cura del nostro palato; in grecia il tempo non esiste, e così chiacchierando facciamo tardi di fronte ad un caffè centellinato per un’ ora discutendo del tempo, delle opportunità della vita che Ghiorghios ha accolto trasferndosi dalla città (Patrasso) all’isola , alle nostre future tappe di avvicinamento al gran finale ove lasceremo Ich Bin’s a godersi la vita in Grecia e noi torneremo mesti alla nostra in Italia.

Ma l’ultima serata ci riserva anche lo pseudo salvataggio della nostra vicina di barca, che caduta dalla passerella in acqua  in preda ai fumi dell’alcol, provvedo a trascinare in banchina tirandola su di forza ed assieme al suo compagno a riportare tra le braccia di Morfeo in un luogo più consono, tra le mille scuse imbarazzate di quest’ultimo “French speaking” che consolo con qualche pacca sulla spalla nel tentativo di minimizzare la cosa.

All’indomani mattina salpiamo l’ancora salutati dai vicini e ci prepariamo all’ atteraggio più triste, quello dei saluti: way to Messolonghi al least!

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2 thoughts on “Itaca II parte

  1. Ciao,
    sembra che anche tu hai un Bostrom 31, se è così mi farebbe tanto piacere condividere con te nozioni e sensazioni, in quanto anch’io ho un B31 a Genova.
    In attesa di risposta ti auguro
    Buon Vento
    Ciao
    Vincenzo

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