Messolonghi

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Tagliamo lo ionio in direzione golfo di Patrasso. Una leggera brezza spinge Ich Bin’s al traverso, l’autopilota fa il suo dovere senza sforzo e noi appollaiati in coperta ci godiamo il sole e lo stupendo panorama. Superata l’isola di Oxia facciamo il nostro ingresso nel golfo, tenendoci a sinistra in una zona di bassifondi, non tanto bassi per intimorirci, ma sufficientemente bassi per metterci al sicuro dal traffico di navi e per non farci fare la fine di un gatto in tangenziale. E di nuovo delfini a prua ci scortano giocando per un lungo tratto! L’entrata del lungo canale che porta a Messolonghi si avvicina e comincia la caccia ai segnali d’accesso  che sempre mi creano qualche apprensione da quella volta che andammo in secca a Monfalcone sbagliando clamorosamente l’ entrata al canale sul Timavo! Questa volta nessun problema, tutto ben segnalato e lemme lemme entriamo. Alla fine del canale, peraltro molto pittoresco con le sue casette di pescatori coloratissime ai lati, si apre una rada e davanti a noi la marina di Messolonghi; mi verrebbe voglia di invertire la rotta e tornare libero ma non si puo’.  Recuperiamo il posto barca che ospiterà Ich per l’inverno ed eccoci qua a guardarci, da un lato felici per la conclusione veramente positiva di un lungo viaggio che da Monfalcone ci ha portato sin qui, e dall’altro tristi per la fine del gioco. Prendiamo possesso del marina studiandone la conformazione e la logistica, sino a guadagnare  un divanetto al Sunset bar che peraltro  il sunset ce l’ha esattamente alle spalle, e procedere al rito del caffè freddo. Vagabondando all’interno della struttura sentiamo parlare italiano molto frequentemente, e sinceramente all’ombra della nostra identità belga facciamo un po’ finta di niente… Ma ci sbagliavamo e dovemmo riconoscerlo quando circondati di fronte a Ich fummo letteralmente adottati da questa comunità italiana di giramondo che ci ha riempito d’affetto per tutta la nostra permanenza e con la quale ancor oggi siamo in contatto in attesa di rivederci l’anno prossimo. Si, perchè, abituati a quelli che io chiamo i marinai da banchina, sempre provvidi di racconti e consigli ma che il mare lo vedono veramente pochino sempre incatenati al molo, il poter conoscere da vicino uomini che hanno fatto della barca la loro casa e del mare  la loro nazione mi affascina terribilmente e non smetterei mai di sentirli parlare dei luoghi lontani e delle storie di mare che hanno vissuto. E’ qui che finalmente ho trovato quello spirito di fratellanza del tipo uno per tutti e tutti per uno che è insito in queste comunità dove si aiuta e si viene aiutati senza secondi fini o tornaconti personali, dove nessuno si gira dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno. E tra i tanti citerò Enzo e Gianpietro, adorabili , che odierni ciceroni  ci hanno scorrazzato per siti archeologici sconosciuti al turismo dimostrando una straordinaria sensibilità per la storia, la filosofia e l’arte e Claudio marinaio per caso dopo un trascorso come pilota di moto e volo a vela, che ha deciso di viversi e giocarsi la vita in mare abbandonando alle sue spalle tutti gli orpelli del cosiddetto vivere civile. Chapeau!

E così , inizia anche la preparazione di Ich Bin’s per il lungo inverno che ci attende; disarmata, pulita, vezzeggiata, profumata Ich pare contenta ma sotto sotto triste per i saluti imminenti. Preparate mestamente e sbarcate le valigie, mi accingo a coprire Ich con la sua copertina invernale che la terrà protetta dalle intemperie e come con un neonato uso le stesse attenzioni, con delicatezza. Enzo che accompagna me ed Anna a prendere la corriera per l’aeroporto di Patrasso mette fine alle mie malinconie bofonchiando scherzoso  sul fatto che ha dovuto alzarsi presto per scarrozzarci costretto dagli occhioni di Anna ai quali non poteva dir di no! Grandi saluti con tutti e partenza, senza più voltarsi indietro.

Si chiude la scena, gli attori si inchinano salutando il loro stupendo pubblico pronti per il bis l’anno prossimo! Ma non andate via; presto altre novelle allieteranno, almeno spero, il triste inverno che ci sta davanti e terranno impegnato me, vostro umile pennaiolo.

Un abbraccio a Ich lontana in terra di grecia, ed a tutti i compagni di mare tra i quali voglio in particolare menzionare P’aca’ y p’alla’ con il suo splendido equipaggio Francesca e Giovanni che mi hanno fatto innamorare con i loro racconti e che hanno molto contribuito senza saperlo alla realizzazione di questo e dei viaggi che verranno.

Un abbraccio ed un saluto

A presto

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