La lingua geniale

Caro lettore ti chiederai che c’azzecca, come qualcuno in Italia ci ha insegnato a  proposito di lingua e vorrei dire persona non geniale, un titolo così fuori blog; nulla a prima vista ma per me tantissimo.

Quale sarebbe questa lingua geniale e perché per me conta così tanto. La lingua geniale e’ il greco antico e alla fine spiegherò perché è così importante.

Quanti di noi sono diventati ciechi come Omero di Chia su quella gabbia informe creata dal solito gesuita che di nome faceva Lorenzo Rocci, terrore di tutti gli studenti del classico, testo senza grassetti, sottolineature, segni distintivi,massa informe e gabbia linguistica incapace di esprimere le sfumature delle parole, un po’ come tutti vocabolari ma se possibile peggiore degli altri…

Quanti di noi nottetempo recitavano come un mantra o come si usava dire “un’Ave Maria” i paradigmi incomprensibili dei verbi greci senza avere nessuna altra possibilità che mandarli a memoria così come erano senza avere la possibilità di comprenderli.

Ebbene sono stato illuminato sulla via di Damasco tanti anni dopo la tragedia del Greco antico del liceo proprio ora che cerco di imparare e parlare siga’ siga’( piano piano in greco] il greco moderno, il cosiddetto demotiki’, ora che amo la Grecia ed i greci più della mia stessa gente e più della mia stessa terra tanto da far mia questa gente e questa terra. 

Qual’era e probabilmente qual’e’ ancor oggi l’errore, cos’è che non ci ha permesso di capire? Semplice e difficile allo stesso tempo. Le nostre lingue moderne sono strutturate sul tempo quindi sul presente, sul passato e sul futuro, con una estrema semplificazione e banalizzazione della lingua, ulteriormente banalizzata oggi dagli smartphone che introducono all’uso spasmodico degli emoticon. Noi non sappiamo dire senza tempo, senza un quando, noi non vediamo perché tutto dipende dallo svolgersi del tempo. Nel greco antico non esiste un quando, il tempo non esiste, ciò che veramente vuol dirci questa lingua è come, qual’è l’aspetto e l’aspetto ha tre temi: il tema del presente, il tema dell’aoristo, il tema del perfetto. L’aoristo ( quanto l’ho odiato) ad esempio, completamente scomparso nella nostra lingua ma ancora presente nel greco moderno oggi mi appare un tempo dal valore talmente aspettuale da essere struggente: per esempio per dire : muoio, userò l’aoristo ed il verbo greco che lo esprime possiede solo questo tempo nel suo inesistente paradigma; l’azione del morire è talmente puntuale che non necessita di specificare il tempo cronologico, è quella e basta.

Insomma tutta questa pappardella per dire che cosa? Quanto incredibilmente avanzate erano le lingue indoeuropee, quanto il significato aspettuale del “come” prevalesse sul banale “quando”, come il tempo non avesse alcun significato se non legato all’aspetto e come tutto ciò sia rimasto nel DNA dei greci…..

Perciò quando ad esempio con il motore della barca rotto in risposta alla vostra ansiosa e banale domanda quando verrà riparato ( e qui mi riallaccio al blog ) vi sentirete dire dal meccanico “avrio “ovvero domani, ve la sarete voluta, perché per i greci odierni come per gli antichi il tempo non esiste… ( risate parakalo’)

PS: ho fatto umilmente mio un libro che consiglio di leggere sia che abbiate studiato greco che non lo abbiate fatto. Quello che è stupefacente è che mi sia stato regalato da Gheorghios un mio grande amico GRECO per aiutarmi a comprendere i greci e le loro origini. Mi si  è spalancato un mondo credetemi.

Andrea Marcolongo ( a discapito del nome è una donna)

LA LINGUA GENIALE

9 ragioni per amare il greco

Edizioni Laterza

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Leros una nuova partenza


DEDICATO A FRANCESCO

La narrazione delle  avventure di Prometheus ricomincia per merito o per colpa di Francesco Nonpossodire il cognome ( tiene molto alla sua privacy) che oltre che amico, attento lettore del blog , mi ha fatto una testa tanta in quel di Leros sul fatto che dovevo continuare a scrivere su pruanelvento; ecco FRANCESCO mantengo la promessa e ti dedico questa storia di m….. son sicuro che non me ne vorrai…si, perché di m…… trattasi……

La mattinata inizia male, il motore elettrico del WC gira male, anzi malissimo, sino a che si blocca del tutto. È la vigilia della partenza naturalmente e mi ritrovo senza uno dei due wc elettrici; poco male si potrebbe pensare, tanto ce n’è sempre un secondo, ma la tigna tignosa dei Campisi non è seconda a quella dei Peris ( leggete Trilogia della Regata e Sul greco mare di Carlo Peris e capirete) e quindi dopo essermi meritato l’inferno senza passare dal via decido che assolutamente debba essere ripristinato il cesso! Il pensiero corre subito a Francesco che sta sistemando il suo Serenity all’altro capo dell’isola…. Vien qua subito lo apostrofo per telefono utilizzando  il nostro comune idioma veneto, e lui bofonchiando arriva con un motorino scalcagnato che utilizza per gli spostamenti. Ecco sempre a mi i lavori de merda si lamenta, e cominciamo lo smontaggio del wc. Chiunque abbia un’imbarcazione dotata di tale accessorio sa che prima o poi dovrà metterci le mani ed il naso…. è una delle evenienze più temute dai marinai che preferirebbero affrontare una tempesta piuttosto che mettere le mani nei fluidi mefitici connessi ai wc… 

Smonta , pulisci, rimonta, non va! Ho esaurito i santi ma non la benzina del motorino! L’elettrico vuole la guerra? E guerra sia: deve morire… Si va da quel musone di Philipos, che vende accessori marini con i due anziani genitori che non capiscono una mazza di quello che chiedi ma sono mummie semoventi ed omnipresenti h24. I need a manual wc, ed ecco che compare un monoblocco Jabsco compreso di tazza e tavoletta nuovo di stecca; è amore a prima vista e dopo una lunga contrattazione dove ottengo uno sconto di ben cinque euro è mio. Caricato sul motorino lo trascino sino alla sua nuova casa/ cabina bagno… ove con Francesco viene posizionato e da me successivamente provato con somma soddisfazione. 

E il vecchio e rotto elettrico? Eccolo nella foto, non posso descrivere gli sguardi sbigottiti degli astanti… 😂😂😂

E cosi Sanfrancesco divenne Prometheus

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E fu così che Sanfrancesco divenne Prometheus. Mi chiederete il perché di questo cambio di nome: Il fatto è che Prometheus appartiene al mio mondo e la barca è il mio mondo. Fisicamente il cambio del nome fu fatto nel cantiere di Kilada; poiché non vi erano capitanerie in Kilada, vi fu un momento in cui la barca aveva due libretti di navigazione e un Dekpa (documento di navigazione in acque greche) a nome Sanfrancesco. Eravamo quindi alla stregua di corsari. Il tragitto Kilada – Paros fu fatto in queste condizioni. Quando ci presentammo alla capitaneria di Paros dapprima pensavo ci rinchiudessero o in manicomio o più facilmente in galera; infatti mi guardavano come se provenissi da Marte. Non riuscivano a capire come fosse stato possibile avere due libretti di navigazione e mi domandavano insistentemente: ma tu come sei arrivato qua? Cercavo di spiegare che non avendo potuto modificare i documenti nel porto precedente avevo navigato ininterrottamente fino alla loro isola ove si trovava la prima capitaneria disponibile. No se ne usciva fuori. Convocato dal comandante proposi sfacciatamente la cosa più semplice che mi veniva in mente: tirare una riga rossa sul precedente nome, scrivere il nuovo nome. Non sapendo più cosa fare di me, il comandante accettò di buon grado, felice di togliersi di torno un marziano. E fu così che uscii dalla capitaneria con un solo documento di navigazione e con il permesso aggiornato. Non oso immaginare se tutto questo fosse successo in Italia, probabilmente dovreste portarmi le arance e le sigarette.
Da quel momento in poi Prometheus fu legalmente Prometheus…

Da Messolonghi a Corinto…

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Rion traffic Rion traffic OVER…..

S/Y Sanfrancesco (pronunciato come la famosa città californiana per evitare ogni richiesta di spelling) coming from West to East…..

East come prua ad Est, come quartiere Egeo, come stiamo arrivando amici….

Un piccolo sussulto passando sotto la campata assegnataci dai controllori ed ecco oltrepassato quel confine immaginario di cui si favoleggiava nelle estati passate: finalmente nel canale… Abbiamo il solito culo dei neofiti e spinti da un gagliardo maestrale sui 25 nodi a tutta vela corriamo ad oltre 9 nodi verso Galaxidi, tappa intermedia prima di Corinto. A metà strada crack metallico, si rompe lo stozzascotte del vang… e te pareva… Resto al timone con Nicola ed Ale  affaccendati  alla riparazione.

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Pomeriggio inoltrato, dopo una bella veleggiata, entriamo baldanzosi a Galaxidi, ma subito appare chiaro che non c’e’ posto in banchina.. dannazione, gia pregustavo una bella cenetta con le gambe sotto al tavolo di qualche Taverna. All’ancora in baia! Mando la truppa a terra, Nicola si sacrifica e resta con me in barca. Mangiucchiamo qualcosa di già pronto recuperato in cambusa, nel frattempo è calato il buio e la stanchezza, soprattutto psicologica ( prima vera prova in mare con il Sanfrancesco) si fa sentire. Tutti sotto coperta, anche la truppa, ritornata con la pancia piena per le abbondanti ed a giudicare dai sorrisini soddisfacenti libagioni, io resto con un po’di fame ma me la tengo….

Mattina successiva, salpa ancore nuovo in azione… viene su la Kobra accartocciata, nella fretta della partenza non ho posizionato bene il fermo sul vomere che se ne è andato chissa dove, forse a far colazione…. Fortuna stratosferica che la baia sia rimasta immobile tutta la notte altrimenti ci saremmo ritrovati a far colazione assieme al perno ma con la barca e tutto… Sostituzione con la seconda ancora, una Bruce che farà il suo bel lavoro per tutto il resto della crocera.

Partenza per Corinto questa volta in bonaccia, con l’AIFO a mezza potenza viaggiamo tra i sette e gli otto nodi. Caldo, veramente caldo. E dopo questa bella smotorata che non merita ulteriori commenti eccoci davanti a Corinto…

Chorinth Channel Corinth channel OVER

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Quello che non potevamo immaginare…..

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Dicembre 2014: Sanfrancesco in vendita. Il Sanfrancesco e’ un Morgante 45, un bel progetto IOR inizi anni 80. È amore a prima vista. Per farvela breve l’acquistiamo in quattro e quattr’otto, io entusiasta, Anna da buona friulana più sospettosa e ritrosa. Certo e’ un passaggio non semplice; il Sanfrancesco appare un po’ sofferente, con diversi lavori da fare,forse un po’ troppo grande per un equipaggio ridotto come siamo noi, sicuramente più difficile da gestire e ben più oneroso… Mi ripeto più volte: si vive una volta sola, carpe diem, panta rei, ne faccio un mantra che mi perseguita giorno e notte, ma come tutte le sfide, anche quelle più difficili, mi attrae pericolosamente. Mi confortano ancora una volta Francesca, la nostra Afrodite, Nicola, armatore di una barca gemella, Ivan armatore di Mascio’. Mi lascio andare, ignoro qualche campanellino che risuona nelle sinapsi corticali e mi butto; Anna e’ costretta a buttarsi con me…

Si va in Grecia per capodanno, Atene ci accoglie innevata: una meraviglia l’Acropoli ammantata! L’ansia si stempera mano mano che ci avviciniamo a Messolonghi, passando per le piste innevate del Parnaso, fermandoci a Delfi a rendere omaggio ad Apollo ed Atena: vorrei interpellare la pitia ma ahimè’ non è più’ disponibile al vaticinio ed i gas sprigionantisi dalla madre terra, quelli che provocavano lo stato dapprima euforico e poi catatonico della veggente si sono ormai esauriti. Apollo comunque mi da il suo benestare, o almeno credo…..

Un gran freddo ci accoglie a Messolonghi, ma il cielo è terso ed intensissimo. Mi ritrovo davanti ad Ich Bin’s e mi viene un magone che non riesco nemmeno a descrivere; mi sento un volgare traditore, un Giuda con trenta denari in tasca, l’accarezzo con lo sguardo e cerco Anna. Sta piangendo, discosta. Resto impietrito: mai avevo visto piangere Anna, forgiata da terremoti e dalle granitiche montagne del suo Friuli. Ma com’è possibile, mi domando, che una barca, in fondo un oggetto,possa entrare nel nostro intimo a tal punto, possa dilaniare i nostri sentimenti e mettere a nudo tutte le nostre debolezze?

E’ stata l’ultima volta che ho visto Ich Bin’s, non so se vorrò più rivederla, ma resterà per sempre nel mio cuore, il suo spirito indomito e’ dentro di me, e mi conforterà nei momenti difficili. Credo che solo chi va per mare e affida la  vita alla sua amata barca possa comprendere il rapporto che si instaura tra noi, la natura immensa ed il guscio che ci protegge………

Son passati ormai 6 mesi dal giorno del saluto; Sanfrancesco galleggia placido incatenato alla banchina; molti lavori sono stati fatti, molti restano da fare ma con calma. Comincio ad affezionarmi e Sanfrancesco comincia a parlarmi, a raccontarmi, a suggerirmi. a farsi vivo nei sogni all’albeggiare. Molte miglia dovranno scorrere sotto la sua carena prima che avvenga la ” fusione” ma io e lei cominciamo a fare progetti, cominciamo ad innamorarci l’uno dell’altra ( si, la barca e’ femmina sotto tutti i punti di vista ).

Tra meno di tre settimane faremo il nostro ingresso in quello che con amore Francesca chiama Quartiere Egeo.

Poseidon ci protegga benevolo, e quel malandrino del giovane Eolo non urli troppo violentemente.

Quartiere Egeo, stiamo arrivando!

Ritorno a Messolonghi passando per l’isola dei topi

E’ il momento del ritorno, ma ci godiamo ancora una chicca: Pera Pigaia Itaca SE detta anche l’isola dei topi, dove di topi manco l’ombra ma in compenso l’unico abitante e’ un gatto, molto schivo tranne che all’ora di cena ( altrui ) ove perde gran parte delle sue paure….

Si arriva a questo isolotto venendo da sud costretti a passare attraverso un canale ai cui lati spuntano irti scogli che sconsigliano ai più l’avventura. Vi è un moletto di pescatori che consente un atterraggio in tutta sicurezza

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Logicamente il temporalone prima dell’arrivo vede solo me fuori a prendere secchiate d’acqua…. Gioie e dolori del comando…

La serata passa allietata da una grigliata di pesce con griglia recuperata sul posto e prontamente posta in uso.

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La mattina presto ce la filiamo alla chetichella per non disturbare gli amici ancora a letto con una manovra a vela che mi fa tanto sentire Straulino, e mettiamo la prua su Messolonghi. Usciti dalla brezza il mare e’ un olio e si risente la voce di poti poti, compagno di tante avventure. Non lo sa lui e non lo sapevamo noi che sarebbe stata l’ultima volta, L’ ultima traversata con poti poti ed Ich Bin’s. I nostri destini si sarebbero divisi pochi mesi dopo…..

Arriviamo a Messolonghi accolti da Ninja la tartaruga da guardia del marina  e dagli amici che ci prendono le cime. Atterrati. Finita….

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Da Agios Nilolaos a Porto Keri’ passando per il Navagio

246Dopo la nottataccia trascorsa decidiamo di proseguire verso Sud Zakintos. Appena messo il naso fuori dall’isolotto, il responsabile della risaccona notturna ci accoglie al traverso facendoci rollare come un turacciolo. Appena scapolata la punta in direzione Sud si fa di poppa e inizia un’impoppata al maestrale che ci fa volare. Dopo un paio di piccole straorze ( colpa della mia scarsa attenzione) decido che sia l’autopilota a condurci; si comporta assai meglio di me e mi lascia  la possibilità di contemplare la splendida alta costa Ovest di Zante, levigata dal vento e costellata di grotte dette anche blu caves. Nel frattempo Anna accusa un po’ di mal di mare per cui la mando a riposare dopo averle fatto prendere una bella dose di Xamamina….. Si sveglierà appena giunti nella famosa e bellissima insenatura del Navagio detta anche spiaggia del relitto, per la presenza del relitto di un portacontainer credo russo che sembra messo al centro della spiaggia artatamente.

375L’acqua è di uno splendido color turchese tendente al viola di una tale intensità che toglie il respiro, ma tutta l’insenatura è meravigliosa. Ancora giu’ e bagno immediato. Siamo ancora pressochè soli ma so bene che da qui a poco le imbarcazioni turistiche vomiteranno turisti a frotte, turbando la fantastica quiete del luogo. Infatti dopo poco comincia l’invasione: mezzi praticamente da sbarco giungono alla spiaggia e rilasciano il loro carico, sirene richiamano i turisti a risalire in barca, insomma una bolgia.

384Ripartiamo non senza qualche rammarico; trascorrere una notte in questa insenatura dev’essere stupendo, ma abbiamo necessità di raggiungere il Sud… cambusa ed acqua scarseggiano….

Nel frattempo il vento è del tutto cessato, e siamo costretti a 30 miglia di poti poti (San Volvo) . Devo dire che tutta la costa Ovest di Zante è meravigliosa, altissima e disegnata dal maestrale sino all’apoteosi di alcuni faraglioni prima di giungere a porto Keri’. Ci 393godiamo la vista della bandiera greca che garrisce  in cima alla costiera: leggo sul portolano che si tratta della bandiera piu’ grande del mondo; e comunque una delle bandiere più belle del mondo con il colore del cielo che tocca il colore del mare. L’ultimo piccolo sforzo e siamo nel grande golfo di Laganà, patria delle tartarughe Caretta Caretta e per questo giustamente parzialmente interdetto alla navigazione. Ancoriamo in rada e con il tender scendiamo a terra. Saranno tre giorni di riposo, scooter ed esplorazione di questa bellissima isola un po’ fuori ( per fortuna) dalle rotte classiche delle ionie e da quelle dei “famigerati charteristi” ……

Da Kioni ad Ag. Nikolaos (Zakintos)

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Partenza da Kioni. Parte degli amici ci lasciano, devono ritornare in Italia e puntano su Messolonghi. La navigazione verso Zacinto è molto tranquilla, vento scarso, mare piatto, caldo. Passiamo lasciando a dritta Cefalonia, prestando molta attenzione ai bassifondi che si trovano sulla parte sud dell’isola; effettivamente fa un po’ impressione leggere 3 – 4 metri all’eco quando si è abituati ai cento metri e passa di fondale! Puntiamo su Agios Nikolaos, baia a Nord di Zacinto, descrittaci da che già era stato come incantevole. Abbiamo anche un riferimento sul posto, Dimitri che ci darà una mano all’ormeggio alla banchina pubblica. Arrivo nel primo pomeriggio, caldone. Dimitri c’è ed effettivamente ci sistema sulla banchina. Corrente e acqua fornite da lui senza chiedere alcunchè…. Mi dice un po’ imbarazzato, se vuoi puoi cenare al mio ristorante lassu’, indicandomelo. E come non cenare al ristorante di Dimitri dopo tutto cio’ che ha fatto per noi! Non mi stancherò mai di ripeterlo: la cortesia e la naturale gentilezza dei greci mi commuove. Sbarchiamo ed andiamo a fare il bagno sulla spiaggetta della baia. Comincia quasi subito una risacchetta fastidiosa e dalla spiaggia vedo Ich Bin’s ballare allegramente, ma decido di non farci caso.

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Caffettino al bar e la risacca aumenta, avevo letto sui portolani che la baia è aperta ai venti di NE con relativo formarsi di onda nella baia, ma vento neanche l’ombra.

Cenetta al ristorante di Dimitri, si mangia molto bene e si spende molto poco, e si torna in banchina. In quella arriva e si piazza a fianco a noi il Moana 60 di Nicola; ancora prima di scendere mi dice: questa notte si ballerà, c’è burrasca da NE piu’ a nord!!! Ma dai, gli dico, non ci credo! Da li a un’ora Ich sembra un cavallino impazzito, salta e strattona le cime di ormeggio ed io comincio a preoccuparmi. Vabbe’ filiamo un po’ le cime di poppa e ci allontaniamo di un paio di metri dalla banchina. Tentiamo di andare a dormire…. dico tentiamo perchè il beccheggio è ormai insostenibile. Ho paura di vedere Anna schiantarsi sui cieletti della cabina di prua…Sento Ich lamentarsi e scricchiolare, metto la testa fuori e vedo Zangarada, la barca a sinistra saltare un metro piu’ alta di noi. Alle 4 di mattina vengo chiamato da Nicola, esco e nel buio intuisco la poppa del Moana saltare sulla prua di Ich. Terrore, tra poco mi porterà via la prua penso, gia vedendo le gambe di Anna sporgere fuori dal moncone della prua distrutta…Urlo a Nicola di mollare gli ormeggi, cosa che per la verità gia stava facendo, e mi prendo le sue cime d’ormeggio: ma quanto pesano le cime di un Moana 60! Non ci penso due volte, andiamo via da quest’inferno! Mollo gli ormeggi, accendo il motore, recupero l’ancora e via più veloci della luce. Albeggia e noi andiamo all’ancora al riparo dell’isolotto che chiude la baia.

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Albeggia, due ore di sonno finalmente e si riparte verso il Navagio, anche detta la spiaggia del relitto. Alla prossima….