Gli ultimi 3 mesi

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Intanto questo poi vi racconto…

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Da Messolonghi a Corinto…

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Rion traffic Rion traffic OVER…..

S/Y Sanfrancesco (pronunciato come la famosa città californiana per evitare ogni richiesta di spelling) coming from West to East…..

East come prua ad Est, come quartiere Egeo, come stiamo arrivando amici….

Un piccolo sussulto passando sotto la campata assegnataci dai controllori ed ecco oltrepassato quel confine immaginario di cui si favoleggiava nelle estati passate: finalmente nel canale… Abbiamo il solito culo dei neofiti e spinti da un gagliardo maestrale sui 25 nodi a tutta vela corriamo ad oltre 9 nodi verso Galaxidi, tappa intermedia prima di Corinto. A metà strada crack metallico, si rompe lo stozzascotte del vang… e te pareva… Resto al timone con Nicola ed Ale  affaccendati  alla riparazione.

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Pomeriggio inoltrato, dopo una bella veleggiata, entriamo baldanzosi a Galaxidi, ma subito appare chiaro che non c’e’ posto in banchina.. dannazione, gia pregustavo una bella cenetta con le gambe sotto al tavolo di qualche Taverna. All’ancora in baia! Mando la truppa a terra, Nicola si sacrifica e resta con me in barca. Mangiucchiamo qualcosa di già pronto recuperato in cambusa, nel frattempo è calato il buio e la stanchezza, soprattutto psicologica ( prima vera prova in mare con il Sanfrancesco) si fa sentire. Tutti sotto coperta, anche la truppa, ritornata con la pancia piena per le abbondanti ed a giudicare dai sorrisini soddisfacenti libagioni, io resto con un po’di fame ma me la tengo….

Mattina successiva, salpa ancore nuovo in azione… viene su la Kobra accartocciata, nella fretta della partenza non ho posizionato bene il fermo sul vomere che se ne è andato chissa dove, forse a far colazione…. Fortuna stratosferica che la baia sia rimasta immobile tutta la notte altrimenti ci saremmo ritrovati a far colazione assieme al perno ma con la barca e tutto… Sostituzione con la seconda ancora, una Bruce che farà il suo bel lavoro per tutto il resto della crocera.

Partenza per Corinto questa volta in bonaccia, con l’AIFO a mezza potenza viaggiamo tra i sette e gli otto nodi. Caldo, veramente caldo. E dopo questa bella smotorata che non merita ulteriori commenti eccoci davanti a Corinto…

Chorinth Channel Corinth channel OVER

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Riflessioni

Stato

Sono arrivato alla conclusione, alla semplice ed evidente conclusione che mi sta stretta anzi strettissima questa società falsa ed ipocrita con cui mi tocca confrontarmi tutti i giorni. Dico mi tocca perché non sono ancora arrivato alla quadratura del cerchio, alla guerra di liberazione, alla catarsi, o meglio non ho avuto ancora il coraggio di scatenarla questa guerra, troppi i lacci e laccioli che in parte ho costruito da me ed in parte mi sono lasciato mettere addosso. Attenzione però non sto dicendo che mi arrendo anzi al contrario ho intenzione di combattere; per l’intanto si comincia a potare un po’, a tagliare i rami secchi, ad essere più selettivi nello scegliersi le compagnie, a dare meno importanza a tutto ciò che è falsamente reale o meglio a tutto ciò che sta nella sfera del virtuale. Si, la realtà virtuale e’ la pestilenza della nostra epoca , l’ Ebola dei ricchi, e’ la falsa sensazione di non essere da soli, di sentirsi protetti dal gruppo quando invece quel gruppo non e’ altro che un’ accozzaglia di tastiere che parlano da sole e non ascoltano nessuno e di contro nessuno le ascolta. Forse è meglio fare un passo indietro, mettersi veramente in ascolto per la voglia di ascoltare senza per forza dover essere ascoltati; non sta scritto da nessuna parte che valiamo proporzionalmente al numero di amici in FB, che esistiamo solo se digitiamo qualche sproloquio nel web. Recuperiamo solo ciò che val la pena recuperare, la zavorra inutile gettiamola nel fango.
Riappropriamoci della realtà bella o brutta che sia e cerchiamo di forgiarla, viviamola magari faticosamente ma viviamola guardandola in faccia senza paura. Abbattiamo tutte le sovrastrutture che ci siamo costruiti intorno a difesa del fortino, restiamo nudi di fronte a noi stessi, accettiamo la nostra fragilità che poi è la nostra forza.
Augh, ho detto !

Ritorno a Messolonghi

E’ giunta infine l’ora del ritorno, l’ora di riabbracciare Ich Bin’s per lunghi mesi lontana da me ma non dal cuore. Quando finalmente la rivedo dopo un viaggio durato fin troppo mi si apre di nuovo l’orizzonte dopo un lungo medioevo : inizia il rinascimento! Iniziano i viaggi dell’io unito finalmente al suo es, dell’yin e dello yang
Il concetto di yin (bianco) e yang (nero) ha origine dall’antica filosofia cinese, molto probabilmente dall’osservazione del giorno che si tramuta in notte e della notte che si tramuta in giorno o dalle osservazioni e riflessioni che Lao-Tsu faceva nei confronti del fuoco, notandone il colore, il calore, la luce e la propensione della fiamma di svilupparsi verso l’alto. Ich Bin’s e’ l’yin ed io lo yang ed entrambi tendiamo all’infinito legati indissolubilmente, amanti mai sazi del misterioso e contemporaneamente semplice moto del mare che poi è’ il moto della vita, che poi è’ il moto dell’universo, il suo respiro profondo.
Way to Hellas ricomincia da dove era stato messo il punto, Way to Hellas e’ solo l’inizio,Way to Hellas e’ una promessa!

Il refitting

Ich Bin’s  non respirava il profumo del mare già da un po’ essendo stata relegata su un fiumiciattolo friulano e li abbandonata. Tutto si presentava in disordine e solo i miei occhi innamorati vedevano oltre lo sporco, la polvere ed una tonnellata di cimici rinsecchite accatastate dappertutto. E fu proprio dalle cimici che cominciai.

La coperta fu sgombrata, lavata e rilavata usando ogni tipo di prodotto in commercio sino a che divenne accettabilmente pulita. Nel frattempo decisi di rifare il pozzetto decisamente spartano con delle panche in legno oramai distrutte utilizzando un legno marino per definizione: il teak. Costo: un botto, qualità del lavoro: uno schifo. Ancora oggi riincollo le tavole del teak che a rotazione si scollano e si imbarcano maledicendo di cuore quell’artigiano di cui non faccio il nome per pietas ma che il mercato a quanto mi è dato sapere sta penalizzando,  spero a tal punto da costringerlo a cambiare mestiere. Già che ci sono sostituisco tutte le manovre correnti e rivedo l’integrità di quelle fisse. Ok ma adesso necessita di revisione il cuoricino pulsante (un Volvo 2002R linea d’asse) di Ich Bin’s e qui compare alla ribalta il Vittorino detto Vito, motorista di nascita, tutto fare d’adozione,  divenuto nel tempo grande amico mio e della mia amata tanto da passare più tempo sulla barca in mia compagnia che con la Paola che un po’ si lamenta…. Dunque bisognava cambiare questo poi quell’altro, l’olio,i filtri i raccordi e chi più ne ha più ne metta e finalmente giunse il momento fatidico: l’accensione. Quindi collegata una manichetta d’acqua dolce al motore mi accingevo a girare la chiavetta d’accensione non senza apprensione; primo giro di chiave e… poti poti poti il bicilindrico gira come un orologio. Da allore il cuore di Ich Bin’s si chiama poti poti e batte impavido e spavaldo anche nelle condizioni più dure!

Come ogni comandante che si rispetti ho messo al lavoro tutti i miei sottoposti compresi Sivano e Marcella i “suoceri”. A Marcella ho commissionato il rifacimento della cuscineria e devo dire che se l’è cavata benissimo nonostante non fosse il suo mestiere sbuffando e bofonchiando ma alla fine confezionando delle belle fodere bianco panna che stanno benissimo, ed a Silvano, falegname per hobby la riverniciatura delle parti in legno esterne ed interne che se non avessi sbagliato il tipo di vernice (ad acqua) sarebbe venuta bene. Invece appiccicava quando faceva caldo ed era  sgradevolissima al tatto, ma tant’è l’ho rifatta l’anno successivo.

Grattare la carena è uno di quei lavori divertenti che uno non vorrebbe mai dover fare anche perchè dopo una giornata di lavoro ci si ritrova puffi fuori ed ho paura puffi dentro nonostante la mascherina. Grattando, sudando e smoccolando in poco tempo vado di antivegetativa e naturalmente gran parte di questa finisce sui vestiti che alla fine saranno cestinati con buona pace di Anna che non deve ripulirli. Devo essere apparso alquanto penoso alla vista perchè  Ale si offre di dipingere la fascia di bellezza e dopo aver incerottato per benino i bordi si lancia nell’opera dipintoria riducendosi pressapoco come me; bella coppia che siamo, ma alla fine il lavoro è accettabile.

Nonostante queste fantozziane memorie venne il giorno  del varo. Ich Bin’s risorge e spenzolante torna ad assaggiare l’acqua e si pavoneggia ondeggiando lievemente. Beh almeno non è affondata subito penso, mentre poti poti pulsa e innesto la marcia avanti; ma, disastro, la barca va in retro e per poco non si stampa sulla banchina! I vecchi proprietari bontà loro avevano invertito i comandi della monoleva cosicchè in avanti voleva dire indietro e viceversa! Finalmente all’ormeggio e senza danni mi rilasso e torno a casa in velocità che il lavoro, dannato chi lo ha inventato ed ancor più dannato quello che ha detto che nobilita, mi aspetta. Tornerò con Ale per il trasferimento nella nuova casa di Ich Bin’s.

Il primo maggio 2011 festa dei lavoratori è il giorno della discesa al mare. Arrivato con Ale non proprio di buon mattino ( a noi piace dormire)  armiamo in fretta e furia la barca e via lungo il fiume! Tutto procede tranquillamente nonostante tutti i miei sensi siano all’erta alla ricerca di strani rumori o vibrazioni nonostante vada su e giù per cercare vie d’acqua che non ci sono e controlli mille volte la tenuta delle prese a mare! Finalmente si comincia a respirare il profumo del mare e d’improvviso, dopo un’ansa del fiume eccolo davanti a noi; Ich come un cane da caccia sembra puntarlo decisamente mentre dei fremiti la percorrono… per forza penso io, ci saranno venti nodi di maestrale! La prova del fuoco più per me che per il Bostrom, che se la ride del mare e del vento, e con una stabilità che non le riconoscevo fila a 6 nodi sbandatella, nel silenzio perchè abbiamo fatto tacere poti poti.

Il resto è inutile che lo racconti perchè chi va a vela conosce bene quello stato di esaltazione e di libertà che la barca fa provare a chiunque si trovi con essa; le condizioni meteorologiche poi aumentano l’adrenalina rendendo il tutto ancora più piacevole se vi piace la scarica che l’adrenalina sa dare.

E’ ormai quasi buio quando Ich Bin’s ed il fido poti poti attraccano e prendono posto nella loro nuova casa.

Sbarco rincuorato e contento. Ma ora mi attendono nuove e più perigliose avventure: insegnare ad Anna il lessico marinaro, le basi della vela, ma mi sa che sarà difficile convincerla che una barca non parcheggia che quei fili non sono file ma scotte e che la prua è altra cosa dalla poppa, ma questo è un altro capitolo!

 

Il gioco comincia

Anni ’70

Da piccolo andavo in barca con mio padre; la crociera estiva durava un mese nel quale Samantha. uno yawl di Sciarrelli costruita dal cantiere Sicid di Monfalcone nel 1965, girellava tra le coste e le isole dell’allora Yugoslavia. Io ero mozzo, lavapiatti, timoniere ed ogni altra cosa un equipaggio di adulti voleva che fossi, e mi piaceva.

Come ogni cosa, soprattutto se bella, finisce, e così anche le spensierate crociere con Samantha finirono. Poi lunghi anni di oblio sino a che, ai tempi del liceo, arrivò un’altro progetto di Sciarrelli: Adria e poi Malia di Vallicelli e di nuovo il seme della vela mise le radici in me; ma era un semino gracile e gli impegni scolastici prima, universitari poi, e gli innamoramenti e i relativi disinnamoramenti fecero si che quel seme non sopravvivesse ed inaridisse e con lui ogni cosa riguardante il mare visto dal mare!

Gennaio 2011

Sono passati tanti anni ed alle barche non ho più pensato se non con dolore per la morte del mio comandante, mio padre,quando una mattina di gennaio senza che mai un pensiero mi avesse sfiorato, senza niente che potesse farlo presagire un richiamo prepotente e potente desta in me sensazioni riposte in un angolino della memoria, scolorite dal tempo. Lo contrasto svogliatamente quasi con fastidio, ma esso permane e come un tarlo continua la sua opera demolitrice, solo che al posto di un mobile magari antico ci sono io, per certi versi antico ma non ancora immobile! La farò breve: quel seme che pensavo svanito era diventato un albero alto e forte senza dar segno di se ed ora si mostrava nella sua pienezza cullandomi tra le sue chiome e sussurrando parole dolci nel vento. Croce e delizia diceva qualcuno! Da cacciatore ero diventato preda, preda di una passione bruciante e terebrante che non da pace e tormenta sino a che non le si conceda ogni cosa pretenda.

E’ cominciato così. Tutto comincia qui.

I mesi successivi furono una corsa spasmodica tra l’attività lavorativa peraltro impegnativa e la ricerca disperata di una barca che potesse soddisfare le mie esigenze. Quali esigenze poi ancora ora non so. Volevo una barca ma volevo che fosse lei a scegliermi, che fosse lei a corteggiarmi, che mi facesse innamorare perdutamente. Ho scartabellato siti internet , sono corso a vedere ogni cosa fosse in vendita e che corrispondesse alle mie capacità economiche, sino a che incontrai anzi meglio mi venne presentata ICH BIN’S che aveva visto mio fratello Alessandro che avevo coinvolto nella mia frenetica ricerca. Fu amore a prima vista, sapete quando scatta quella corrispondenza di “amorosi sensi” e sembra di conoscersi da sempre! Volevo quella barca e per averla feci venire dall’Austria l’armatore e sarei stato disposto a qualunque follia pur di possederla. Vedete quando si parla di una barca è come parlare di una bella donna; la si vuole possedere ed esserne posseduti indefinitivamente. Per le mie finanze e per la mia sanità mentale fu Ale a condurre in porto quella trattativa.

E così ad Aprile 2011 mi ritrovai armatore di un Bostrom B31 MKII danese alato da anni e da rimettere in linea, ma questo è un altro capitolo della storia!