Da Kioni ad Ag. Nikolaos (Zakintos)

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Partenza da Kioni. Parte degli amici ci lasciano, devono ritornare in Italia e puntano su Messolonghi. La navigazione verso Zacinto è molto tranquilla, vento scarso, mare piatto, caldo. Passiamo lasciando a dritta Cefalonia, prestando molta attenzione ai bassifondi che si trovano sulla parte sud dell’isola; effettivamente fa un po’ impressione leggere 3 – 4 metri all’eco quando si è abituati ai cento metri e passa di fondale! Puntiamo su Agios Nikolaos, baia a Nord di Zacinto, descrittaci da che già era stato come incantevole. Abbiamo anche un riferimento sul posto, Dimitri che ci darà una mano all’ormeggio alla banchina pubblica. Arrivo nel primo pomeriggio, caldone. Dimitri c’è ed effettivamente ci sistema sulla banchina. Corrente e acqua fornite da lui senza chiedere alcunchè…. Mi dice un po’ imbarazzato, se vuoi puoi cenare al mio ristorante lassu’, indicandomelo. E come non cenare al ristorante di Dimitri dopo tutto cio’ che ha fatto per noi! Non mi stancherò mai di ripeterlo: la cortesia e la naturale gentilezza dei greci mi commuove. Sbarchiamo ed andiamo a fare il bagno sulla spiaggetta della baia. Comincia quasi subito una risacchetta fastidiosa e dalla spiaggia vedo Ich Bin’s ballare allegramente, ma decido di non farci caso.

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Caffettino al bar e la risacca aumenta, avevo letto sui portolani che la baia è aperta ai venti di NE con relativo formarsi di onda nella baia, ma vento neanche l’ombra.

Cenetta al ristorante di Dimitri, si mangia molto bene e si spende molto poco, e si torna in banchina. In quella arriva e si piazza a fianco a noi il Moana 60 di Nicola; ancora prima di scendere mi dice: questa notte si ballerà, c’è burrasca da NE piu’ a nord!!! Ma dai, gli dico, non ci credo! Da li a un’ora Ich sembra un cavallino impazzito, salta e strattona le cime di ormeggio ed io comincio a preoccuparmi. Vabbe’ filiamo un po’ le cime di poppa e ci allontaniamo di un paio di metri dalla banchina. Tentiamo di andare a dormire…. dico tentiamo perchè il beccheggio è ormai insostenibile. Ho paura di vedere Anna schiantarsi sui cieletti della cabina di prua…Sento Ich lamentarsi e scricchiolare, metto la testa fuori e vedo Zangarada, la barca a sinistra saltare un metro piu’ alta di noi. Alle 4 di mattina vengo chiamato da Nicola, esco e nel buio intuisco la poppa del Moana saltare sulla prua di Ich. Terrore, tra poco mi porterà via la prua penso, gia vedendo le gambe di Anna sporgere fuori dal moncone della prua distrutta…Urlo a Nicola di mollare gli ormeggi, cosa che per la verità gia stava facendo, e mi prendo le sue cime d’ormeggio: ma quanto pesano le cime di un Moana 60! Non ci penso due volte, andiamo via da quest’inferno! Mollo gli ormeggi, accendo il motore, recupero l’ancora e via più veloci della luce. Albeggia e noi andiamo all’ancora al riparo dell’isolotto che chiude la baia.

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Albeggia, due ore di sonno finalmente e si riparte verso il Navagio, anche detta la spiaggia del relitto. Alla prossima….

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Da Fiskardo a Kioni

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Lasciamo Fiskardo alla volta di Kioni ad Itaca; navigazione tranquilla, anche troppo, pochissimo vento, parecchio motore. Kioni  si trova 24 km a nord della capitale dell’isola. Le case sono costruite in stile tradizionale Ionico; un certo numero di esse sopravvisse al terremoto che ha scosso le isole Ionie nel 1953; posso dire che è  il più bel villaggio in Itaca. Entrare nella baia di Kioni è  come guardare una cartolina di un resort su un’isola greca con  case abbarbicate sulle colline attorno ad una appartata baia a ferro di cavallo. All’imboccatura della baia,troneggiano  i mulini a vento sul promontorio e si scorgono le vecchie mulattiere che conducono a Vathy.
La spiaggia di Kioni si siede sotto i mulini a vento, un arenile  ripido, corto e stretto di ghiaia e ciottoli contornato da alberi ombrosi .Approdiamo alla banchina pubblica come sempre aiutati all’ormeggio dai volenterosi locali. C’è un omino che vende acqua attraverso una pompa attaccata direttamente a casa sua. Siamo attraccati praticamente in contiguità con i ristoranti tanto da far sembrare Ich Bin’s una propaggine degli stessi o meglio da poter ordinare la cena comodamente seduti in pozzetto.

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Da visitare ci sono le belle chiese di Agios Ioanis Lambadiaris, Evaggelistria e Agios Nikolaos, a Mavronas, a pochi chilometri da Kioni.

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Trascorriamo due giorni di relax con un solo brivido, l’attracco di un allegro charterista italico sul nostro lato di sinistra: se non fosse stato con me a bordo Paolo di un HR 353 a trattenere a forza la poppa di questo Bavarione mal condotto probabilmente la crociera di Ich Bin’s sarebbe finita li…. Ma l’unione fa la forza e riusciamo tra urla e spinte ad evitare la collisione. A bordo del nostro mancato affondatore una bimba di non piu’ di otto anni, che durante tutte le fasi concitate dell’ormeggio si teneva coperti gli occhi con le manine, mi guarda e con sguardo complice mi dice a voce alta: glielo avevo detto a mio padre che non era capace…. ha solo sei mesi di patente! Risata generale anche del padre ma a denti stretti..

L’ultima sera a Kioni trascorre tra gozzoviglie e facezie, ma ha un sapore un po’ malinconico almeno per me ed Anna; all’indomani dovremo salutare i nostri amici di Fondi che debbono tornare a Messolonghi.

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Noi ci prepariamo al salto verso Zakintos, isola stupenda ma poco frequentata dai navigatori ionici. Per noi sarà una splendida scoperta, ma questo nella prossima puntata!

Fiskardo – isola Cefalonia

232I magnifici quattro!

Eccoci arrivati a Fiskardo, incantevole porticciolo una volta borgo di pescatori; ora Fiskardo, che è il paese situato più a nord sull’isola di Cefalonia è un pittoresco villaggio che è capace di incantare con il suo charme i turisti che vi giungono da ogni parte d’Europa. Posto ad anfiteatro sulla sua splendida baia dalle acque cristalline si presenta da subito emozionante per le casette colorate in stile veneziano, ricoperte da bouganville e la miriade di ristorantini e negozietti lungo la passeggiata. Per noi italici somiglia molto a Portofino, anzi si potrebbe definire la Portofino greca.

Sono molti i miti associati al potente regno di Kefalonia o Cefalonia o Cephallenia.
Secondo Apollodoro di Atene, il primo re di Cefalonia fu Thapius, figlio di Poseidone ed Hippotho. Pterelaus, figlio di Thapius, ricevette in dono dal nonno Poseidone un capello d’oro che lo avrebbe reso immortale fino a quando gli sarebbe rimasto in testa.
L’isola di Cefalonia, che era nel frattempo divenuta molto potente, chiese indietro una parte sostanziale del regno ai micenei ma il loro re Elettrione rifiutò.
I Taphiani, per ritorsione, rubarono ad Elettrione i suoi greggi ed egli non li perdonò; quando Anfitrione, re di Tebe, chiese la mano di sua figlia Alcmena, Elettrione si disse d’accordo a patto che Anfitrione lo vendicasse.
Anfitrione, aiutato da Cefalus ed Eleius, progettò la caduta di Thapius.
Essi non avrebbero mai sconfitto il re immortale se non fosse stato per la figlia di Pterelaus, Comaetho, che si innamorò di Anfitrione.
Una notte mentre suo padre dormiva lei gli tagliò il capello magico dalla testa e Pterelaus, ora mortale, fu sconfitto. La figlia, per il tradimento, fu condannata a morte e Anfitrione ritornò a Tebe dopo aver consegnato il bottino al suo amico Cefalus.
Tantissimi sono i miti e le leggende che si narrano su Cefalo, il mitico eroe che diede all’isola il suo nome. Il più ricorrente racconta di un uomo bello e forte, fiero cacciatore che sposò Procri, figlia del re dell’Attica Eretteo.
Il mito ci viene raccontato da Ovidio che narra di un giorno in cui Cefalo, al suo secondo mese di matrimonio ed innamoratissimo della sua sposa, si recò sulla vetta del monte Hymettus con le sue reti per cacciare un cervo. Sulla sommità del monte incontrò Eos che cercò invano di rapirlo, ma se ne andò non senza seminare nella mente di Cefalo il dubbio sulla fedeltà della moglie.
Cefalus cercò allora, sotto mentite spoglie, di sedurre e far cadere in tentazione la moglie e, quando lei cedette, le rivelò finalmente la sua vera identità.
La donna scappò sui monti di Creta e divenne cacciatrice, divenne Artemis. Artemis e Cefalus si rincontrarono nuovamente a Cefalonia dove lei, sotto mentite spoglie, partecipò e vinse un torneo di caccia.
I due tornarono a vivere insieme e furono felici per moltissimi anni. Ma torniamo ale nostre avventure….

Avevo qualche dubbio sul venire a Fiskardo; me l’immaginavo una bolgia, invece, complice la fine di agosto, devo dire che ho dovuto piacevolmente ricredermi. Incantevole la passeggiata sino ad una torre che domina il mare antistante e che serviva da strumento di difesa e segnalazione in comunicazione con Itaca. Sul viottolo c’e’ un boschetto di pini che pare fatto apposta per schiacciare un pisolino, tant’è fresco e solitario.

224 Notevole poi la scelta di localini ove trascorrere la serata, mediamente più cari del resto delle ionie ma sempre meno che i nostri in Italia.

229 236I tre giorni trascorsi a Fiskardo sono volati e ci accingiamo a riprendere il mare verso l’amata Itaca già visitata l’altr’anno. Inutile dire che andandocene più volte io ed Anna ci rigiriamo ad ammirare questa splendida baia e ci diciamo all’unisono : qui torneremo, magari al termine delle nostre avventure greche, tra qualche anno , quando la prua da Est tornerà a quell’Ovest tanto sognato, quello oltre le colonne d’Ercole….. Buon Vento a tutti.237

Nisos Meganisi

174Partenza da Palairos direzione Meganisi. Oggi l’agonismo la fa da padrone e quindi regatina… Vento pari a zero, decido per la famosa tattica suicida descritta da Moitessier: se siete la barca piu’ piccola potrete vincere solo utilizzando una tattica pressochè suicida, se gli altri vanno a destra voi andate a sinistra… Cosi’ prendiamo a sinistra con un bordo profondo verso la terraferma e miracolo, sotto costa acchiappiamo un refoletto benigno e con un ulteriore bordo verso Meganisi stravinciamo la regata, asfaltando, come direbbe qualcuno barche ben piu’ grandi della nostra.

303Meganisi è un’isola dalla conformazione piuttosto particolare, infatti somiglia vista sulle carte ad una mano. Tra le dita fiordi profondi e baie protettissime c’e’ solo da scegliere. Noi andiamo a Vathy, il paesino più grande con il nome che si confonde tra i numerosi Vathy presenti in Grecia. Gli inglesi la definiscono così: ”

Vathi Village Meganisi: Vathi is one of the main villages in Meganisi. It is located on the northeast coast of the island, at the end of an inlet. Vathi hosts a charming harbour with deep blue waters where fishing and sailing activities are conducted safely. The quay filled with a large number of boats during the summer season presents a captivating panoramic view of the village. The village is quite picturesque with a maze of whitewashed houses and alleys and there are a few churches facing the sea. There are a number of taverns and restaurants offering delicious local food. The locals in the village are involved in agricultural activities with a vast area of olive groves to cultivate. People are also involved in livestock farming, while sheep and goat milk are widely used in the island. Here you can see the remains of windmills, just the round stone built body that stand proudly on the hilltops and capes”

MeganisiA Vathy c’e una delle poche marine di questa parte di Ionie e decido di andarci un po’ per caricare batterie e un po’ per una certa voglia di comodità, vedi doccia calda prolungata.. Sarà l’unica volta che pagheremo, peraltro veramente poco se consideriamo i prezzi medi italiani e croati (21 euro per una lunghezza di 9.33 mt), nelle tre settimane di questa crociera. Sulla banchina del marina cuciniamo un po’ di pesciolini  che abbiamo acquistato a Palairos,  osservati da passanti che sfilano davanti a noi con un risolino a fior di labbra. Il risultato è visibile qui sotto! Bon Apetit!

337La notte trascorre tranquilla dopo una bella passeggiata per il paesino ed un frozen yoghurt ai frutti di bosco… All’indomani nuova partenza, questa volta per uno dei luoghi più rinomati delle ionie, un posto da fighetti dirò io, Fiskardo, isola di Cefalonia.

Da Nidri a Palairos

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Partiti da Nidri con l’amaro in bocca per non aver risolto nulla che riguardasse il guasto elettrico ci dirigiamo verso Palairos, sulla terraferma, località’ a me sconosciuta. Durante l’avvicinamento dando un’occhiata al portolano non mi sembra di intuire nulla di interessante. Traversata a motore, senza vento, un gran caldo, quasi sino all’arrivo, quando si alza un sud ovest senza arte ne parte che ci fa aprire le vele giusto per dire che le abbiamo aperte. In prossimità dell’arrivo cominciamo ad intravedere un porticciolo; il portolano da’ profondità infime, inferiori ai 2 metri, ma vedo in banchina alcune barche di una certa dimensione: entriamo, occhi fissi all’eco, e ci si apre un mondo molto diverso da quel che avevamo immaginato: un bellissimo porticciolo ed un paesino minimamente turistico abbarbicato sulla collina prospiciente. Diamo ancora, anzi per meglio dire danno ancora i nostri amici del Zangarada ( HR 35) e noi di prua ormeggiati in pratica sulla loro ancora! La pigrizia del comandante non ha mai fine! E la tolleranza degli altri nemmeno! Appena sbarcati mi rendo conto che il paesino e’ veramente genuinamente greco e molto interessante e lo testo subito andandomene a bere una Mithos gelata al bar antistante la banchina lasciando Anna a sistemare Ich Bin’s non senza qualche lamentela che ignoro bellamente.
Ah dimenticavo….. Durante la navigazione smanettando con lo stacca batterie dei servizi avevo scoperto il problemino elettrico: un banale contatto!

Dalla bella Kastos alla brutta Nidri

Partenza all’alba, si va a Nidri per una sosta tecnica. Infatti durante la permanenza a Kastos mi ero accorto che le batterie non venivano caricate a sufficienza dall’alternatore. L’uso del tester non aveva risolto i dubbi, anzi li aveva accentuati ed accentrati sul regolatore di carica dell’alternatore stesso; perciò’ senza accendere alcun servizio per paura di trovarmi con le batterie a terra partiamo alla volta di Nidri ove conto di portare l’alternatore a controllare e dove sono alla fonda Giorgio, Lorena ed il Nano. Andiamo a vela ma non oso spegnere il motore per paura che non si accenda al momento buono…. Entriamo a Tranquil Bay dopo essere passati veramente vicini a Skorpios, ex residenza degli Onassis, ora presidiata da guardie armate poste su ogni possibile accesso da mare; niente da dire, sembra veramente un posto da sogno da quel che si intravede. Postaccio invece è Nidri, paragonabile per quelli del Nord Est a una brutta Jesolo.
Una volta all’ancora ci dedichiamo allo smontaggio dell’alternatore e con il tender andiamo a terra. Trovato con facilità’ l’elettrauto sotto un sole infernale gli affido il pezzo e sparisco alla velocità della luce all’ombra davanti ad una bella birra ghiacciata. Ci rivedremo alle 18 ma senza fretta che poi è’ il motto greco!
Ci ritroviamo con gli amici imbaiati a Vliko poco distante, ed il pomeriggio trascorre tra una birretta e un gelatino mentre le signore si guardano i negozietti che abbondano sul lungomare. Alle 18 ma senza fretta mi ripresento dall’elettrauto che mi riconsegna l’alternatore emettendo la seguente diagnosi: non ha nulla!!
Orpo, e adesso?