Fiskardo – isola Cefalonia

232I magnifici quattro!

Eccoci arrivati a Fiskardo, incantevole porticciolo una volta borgo di pescatori; ora Fiskardo, che è il paese situato più a nord sull’isola di Cefalonia è un pittoresco villaggio che è capace di incantare con il suo charme i turisti che vi giungono da ogni parte d’Europa. Posto ad anfiteatro sulla sua splendida baia dalle acque cristalline si presenta da subito emozionante per le casette colorate in stile veneziano, ricoperte da bouganville e la miriade di ristorantini e negozietti lungo la passeggiata. Per noi italici somiglia molto a Portofino, anzi si potrebbe definire la Portofino greca.

Sono molti i miti associati al potente regno di Kefalonia o Cefalonia o Cephallenia.
Secondo Apollodoro di Atene, il primo re di Cefalonia fu Thapius, figlio di Poseidone ed Hippotho. Pterelaus, figlio di Thapius, ricevette in dono dal nonno Poseidone un capello d’oro che lo avrebbe reso immortale fino a quando gli sarebbe rimasto in testa.
L’isola di Cefalonia, che era nel frattempo divenuta molto potente, chiese indietro una parte sostanziale del regno ai micenei ma il loro re Elettrione rifiutò.
I Taphiani, per ritorsione, rubarono ad Elettrione i suoi greggi ed egli non li perdonò; quando Anfitrione, re di Tebe, chiese la mano di sua figlia Alcmena, Elettrione si disse d’accordo a patto che Anfitrione lo vendicasse.
Anfitrione, aiutato da Cefalus ed Eleius, progettò la caduta di Thapius.
Essi non avrebbero mai sconfitto il re immortale se non fosse stato per la figlia di Pterelaus, Comaetho, che si innamorò di Anfitrione.
Una notte mentre suo padre dormiva lei gli tagliò il capello magico dalla testa e Pterelaus, ora mortale, fu sconfitto. La figlia, per il tradimento, fu condannata a morte e Anfitrione ritornò a Tebe dopo aver consegnato il bottino al suo amico Cefalus.
Tantissimi sono i miti e le leggende che si narrano su Cefalo, il mitico eroe che diede all’isola il suo nome. Il più ricorrente racconta di un uomo bello e forte, fiero cacciatore che sposò Procri, figlia del re dell’Attica Eretteo.
Il mito ci viene raccontato da Ovidio che narra di un giorno in cui Cefalo, al suo secondo mese di matrimonio ed innamoratissimo della sua sposa, si recò sulla vetta del monte Hymettus con le sue reti per cacciare un cervo. Sulla sommità del monte incontrò Eos che cercò invano di rapirlo, ma se ne andò non senza seminare nella mente di Cefalo il dubbio sulla fedeltà della moglie.
Cefalus cercò allora, sotto mentite spoglie, di sedurre e far cadere in tentazione la moglie e, quando lei cedette, le rivelò finalmente la sua vera identità.
La donna scappò sui monti di Creta e divenne cacciatrice, divenne Artemis. Artemis e Cefalus si rincontrarono nuovamente a Cefalonia dove lei, sotto mentite spoglie, partecipò e vinse un torneo di caccia.
I due tornarono a vivere insieme e furono felici per moltissimi anni. Ma torniamo ale nostre avventure….

Avevo qualche dubbio sul venire a Fiskardo; me l’immaginavo una bolgia, invece, complice la fine di agosto, devo dire che ho dovuto piacevolmente ricredermi. Incantevole la passeggiata sino ad una torre che domina il mare antistante e che serviva da strumento di difesa e segnalazione in comunicazione con Itaca. Sul viottolo c’e’ un boschetto di pini che pare fatto apposta per schiacciare un pisolino, tant’è fresco e solitario.

224 Notevole poi la scelta di localini ove trascorrere la serata, mediamente più cari del resto delle ionie ma sempre meno che i nostri in Italia.

229 236I tre giorni trascorsi a Fiskardo sono volati e ci accingiamo a riprendere il mare verso l’amata Itaca già visitata l’altr’anno. Inutile dire che andandocene più volte io ed Anna ci rigiriamo ad ammirare questa splendida baia e ci diciamo all’unisono : qui torneremo, magari al termine delle nostre avventure greche, tra qualche anno , quando la prua da Est tornerà a quell’Ovest tanto sognato, quello oltre le colonne d’Ercole….. Buon Vento a tutti.237

Annunci

Nisos Meganisi

174Partenza da Palairos direzione Meganisi. Oggi l’agonismo la fa da padrone e quindi regatina… Vento pari a zero, decido per la famosa tattica suicida descritta da Moitessier: se siete la barca piu’ piccola potrete vincere solo utilizzando una tattica pressochè suicida, se gli altri vanno a destra voi andate a sinistra… Cosi’ prendiamo a sinistra con un bordo profondo verso la terraferma e miracolo, sotto costa acchiappiamo un refoletto benigno e con un ulteriore bordo verso Meganisi stravinciamo la regata, asfaltando, come direbbe qualcuno barche ben piu’ grandi della nostra.

303Meganisi è un’isola dalla conformazione piuttosto particolare, infatti somiglia vista sulle carte ad una mano. Tra le dita fiordi profondi e baie protettissime c’e’ solo da scegliere. Noi andiamo a Vathy, il paesino più grande con il nome che si confonde tra i numerosi Vathy presenti in Grecia. Gli inglesi la definiscono così: ”

Vathi Village Meganisi: Vathi is one of the main villages in Meganisi. It is located on the northeast coast of the island, at the end of an inlet. Vathi hosts a charming harbour with deep blue waters where fishing and sailing activities are conducted safely. The quay filled with a large number of boats during the summer season presents a captivating panoramic view of the village. The village is quite picturesque with a maze of whitewashed houses and alleys and there are a few churches facing the sea. There are a number of taverns and restaurants offering delicious local food. The locals in the village are involved in agricultural activities with a vast area of olive groves to cultivate. People are also involved in livestock farming, while sheep and goat milk are widely used in the island. Here you can see the remains of windmills, just the round stone built body that stand proudly on the hilltops and capes”

MeganisiA Vathy c’e una delle poche marine di questa parte di Ionie e decido di andarci un po’ per caricare batterie e un po’ per una certa voglia di comodità, vedi doccia calda prolungata.. Sarà l’unica volta che pagheremo, peraltro veramente poco se consideriamo i prezzi medi italiani e croati (21 euro per una lunghezza di 9.33 mt), nelle tre settimane di questa crociera. Sulla banchina del marina cuciniamo un po’ di pesciolini  che abbiamo acquistato a Palairos,  osservati da passanti che sfilano davanti a noi con un risolino a fior di labbra. Il risultato è visibile qui sotto! Bon Apetit!

337La notte trascorre tranquilla dopo una bella passeggiata per il paesino ed un frozen yoghurt ai frutti di bosco… All’indomani nuova partenza, questa volta per uno dei luoghi più rinomati delle ionie, un posto da fighetti dirò io, Fiskardo, isola di Cefalonia.

L’allenamento

Anna è entusiasta del nuovo acquisto ma come avevo previsto, è difficile farle comprendere che le barche sono composte di strani componenti con stranissimi nomi e tende ad omologare il tutto usando pochi e poco azzeccati termini: cazza la randa…non dire parolacce che non è il caso, si dice tira.. lasca la scotta….si dice molla il filo dai… questo si chiama paterazzo…. cosa? il patarazzo? Non proseguo oltre tanto avete già compreso… Quante volte sulle barche c’è quell’orribile vezzo di urlare, sbraitare, offendere il prossimo che non esegue alla lettera gli ordini, peraltro modo di fare che ho visto soprattutto negli italiani, che magari miti persone nella vita montando in barca indossano il berretto da comandante e cominciano lo show! Beh io non sono così e non sarò così e quindi con tutto l’aplomb inglese che mi è insito, ho deciso di non urlare di non insultare, anzi tutti gli ordini saranno dati a bassa voce, anticipando gli accadimenti e soprattutto l’atterraggio e la partenza devono avvenire nel più assoluto silenzio e vestiti dignitosamente anche se ci sono 40 gradi. Niente torsi nudi e sudati, niente pance improponibili  a vista.. gentleman si nasce!

Anna non sarà portata per la terminologia ma da buona atleta quale è stata ed ancora è apprende molto presto tutto quello che è fisicità e rapidamente diventa una sicurezza negli ormeggi e nelle manovre in navigazione, e poi da incosciente non ha paura di nulla e mi prende in giro quando esprimo preoccupazione sulle condizioni meteo, sulla tela da tenere,  e sulle mille cose che uno cerca di prevedere in navigazione. 

Le uscite in mare si susseguono, l’allenamento continua, e la prima crociera in Croazia si avvicina a passi svelti anche se io non mi sento ancora pronto, ma con il senno di poi posso dire che per carattere non mi sento mai pronto anche quando realmente lo sono. Sono abituato ad essere freddo ed analitico anche nelle situazioni più dure aiutato in ciò dal  mestiere che faccio (il chirurgo) ove le situazioni dure sono all’ordine del giorno e come dico sempre ai miei colleghi più giovani “se perdiamo la testa noi che fine fa il paziente?”, ma in barca c’è una variante in più: se perdiamo la testa noi che fine fa la barca ma soprattutto che fine facciamo noi?

Il mare va rispettato e temuto perché come dice un amico : pochi possono dare del tu al mare e quei pochi non lo danno! 

E quindi dopo studi delle carte nautiche, nottate passate a leggere i post dei miei amici del forum Amici della Vela, lettura dei portolani e quant’altro giunge il giorno della agognata partenza. Ich Bin’s freme e io ed Anna con lei. Dopo aver imbarcato ogni ben di Dio come se dovessimo fare l’Atlantico ci accingiamo a mollare gli ormeggi. Si parte, ma questo è un’altro capitolo!