Riflessioni

Stato

Sono arrivato alla conclusione, alla semplice ed evidente conclusione che mi sta stretta anzi strettissima questa società falsa ed ipocrita con cui mi tocca confrontarmi tutti i giorni. Dico mi tocca perché non sono ancora arrivato alla quadratura del cerchio, alla guerra di liberazione, alla catarsi, o meglio non ho avuto ancora il coraggio di scatenarla questa guerra, troppi i lacci e laccioli che in parte ho costruito da me ed in parte mi sono lasciato mettere addosso. Attenzione però non sto dicendo che mi arrendo anzi al contrario ho intenzione di combattere; per l’intanto si comincia a potare un po’, a tagliare i rami secchi, ad essere più selettivi nello scegliersi le compagnie, a dare meno importanza a tutto ciò che è falsamente reale o meglio a tutto ciò che sta nella sfera del virtuale. Si, la realtà virtuale e’ la pestilenza della nostra epoca , l’ Ebola dei ricchi, e’ la falsa sensazione di non essere da soli, di sentirsi protetti dal gruppo quando invece quel gruppo non e’ altro che un’ accozzaglia di tastiere che parlano da sole e non ascoltano nessuno e di contro nessuno le ascolta. Forse è meglio fare un passo indietro, mettersi veramente in ascolto per la voglia di ascoltare senza per forza dover essere ascoltati; non sta scritto da nessuna parte che valiamo proporzionalmente al numero di amici in FB, che esistiamo solo se digitiamo qualche sproloquio nel web. Recuperiamo solo ciò che val la pena recuperare, la zavorra inutile gettiamola nel fango.
Riappropriamoci della realtà bella o brutta che sia e cerchiamo di forgiarla, viviamola magari faticosamente ma viviamola guardandola in faccia senza paura. Abbattiamo tutte le sovrastrutture che ci siamo costruiti intorno a difesa del fortino, restiamo nudi di fronte a noi stessi, accettiamo la nostra fragilità che poi è la nostra forza.
Augh, ho detto !

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